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Notizia NASA, Il mondo in attesa

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view post Posted on 15/11/2010, 18:03 Quote
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Demon

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Il rischio è, come è già successo un'altra volta, l'attesa sia destinata a infrangersi contro una notizia ritenuta quasi normale, per i non addetti ai lavori. Eppure, è bastato l'annuncio ufficiale dato dalla NASA per una conferenza stampa che si terrà tra poche ore - esattamente le 18,30 ore italiane - a proposito di un "eccezionale oggetto" scoperto grazie al telescopio a raggi-X CHANDRA, per scatenare ogni tipo di ipotesi, sul web e sui siti di mezzo mondo. Si tratta di un oggetto sicuramente relativamente 'vicino' a noi, e sicuramente di natura molto molto particolare.


Prima di parlare di ufo, o di pianeti abitabili o abitati, però, forse è meglio attendere con pazienza.

Ecco il testo del comunicato ufficiale diffuso dalla agenzia internazionale REUTERS:

NASA DISCOVERY - NASA holds a news conference to discuss the Chandra X-ray Observatory's discovery of "an exceptional object." Participants include Jon Morse, director of Astrophysics Division at NASA Headquarters; Kimberly Weaver, astrophysicist at NASA's Goddard Space Flight Center; and Alex Filippenko, astrophysicist at University of California, Berkeley. Location: NASA HQ, Washington, DC.
 
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view post Posted on 15/11/2010, 20:39 Quote
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Si era creata una certa attesa dopo che la NASA aveva annunciato un conferenza stampa per le 18,30 di oggi (ora italiana) dove avrebbero svelato uno “straordinario oggetto” osservato dal satellite spaziale CHANDRA.

CHANDRA è un telescopio spaziale un po’ speciale, infatti non “vede” la luce visibile ma è sensibile esclusivamente alla radiazione X. I raggi X sono estremamente energetici e ci mostrano la parte del cosmo più attiva e calda.


Il satellite CHANDRA ed il Buco Nero più giovane, annuncio NASA 15 Novembre 2010

Nell’annuncio di oggi è stata presentato il più giovane buco nero mai osservato, appena 30 anni di età. La scoperta di questo oggetto permetterà agli astronomi un’opportunità unica di indagare le prime fasi di vita di questi oggetti. In realtà molte osservazioni sono ancora da fare,  anche una giovane stella di neutroni in rapida rotazione con un forte vento di particelle ad alta energia potrebbe essere responsabile della emissione di raggi X osservate.

Una particolarità che spero non sarà dimenticata dai media che riprenderanno la notizia: questo oggetto, chiamato SN 1979C è il residuo di una grande esplosione stellare, una supernova, individuata nella galassia M100, a 50 milioni di anni luce da noi, da un astrofilo nel 1979. Quale altra scienza permette scoperte, che possono rivelarsi di questo calibro, agli appassionati?

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Questo residuo di supernova era sotto indagine già da molti anni, se volete approfondire l’argomento ecco un bell’articolo:

Grazie al telescopio spaziale XMM-Newton, un team di astronomi del Goddard Space Flight Center della NASA ha scoperto che la supernova SN 1979C, esplosa nel 1979, non mostra segni di diminuzione di luminosità X.

Questo risultato è sorprendente perché tipicamente la luminosità di questi oggetti si riduce in maniera significativa dopo soli pochi mesi.

“Questa candela, da 25 anni nella cielo stellato, ci ha permesso di studiare con un elevato dettaglio aspetti dell’esplosione di una stella mai visti prima” dice Stefan Immler, leader del team del Goddard Space Flight Center della NASA. E aggiunge “Tutte le informazioni importanti che di solito svaniscono nel giro di pochi mesi sono ancora lì.”

Gli scienziati hanno potuto documentare la storia di questa stella atipica, prima e dopo l’esplosione, studiando gli anelli luminosi intorno ad essa, che si sono conservati dall’esplosione. E’ come studiare la storia di un albero, osservando gli anelli concentrici del tronco.

Tra i vari risultati ottenuti, quello probabilmente più importante è l’osservazione di un vento stellare antichissimo, presente molto prima dell’esplosione, avvenuta 16000 anni dopo.

Questo risultato è straordinario se si tiene conto che neanche per il nostro Sole abbiamo una tale informazione, e il Sole è certamente la stella che conosciamo meglio.

Rimane però un mistero: come può la stella diminuire la sua luminosità nelle frequenze della luce visibile e mantenere pressoché identica la sua luminosità X?

Le stelle con una massa maggiore di 10 volte la massa del Sole esplodono in un evento noto con il nome di ‘core-collapse supernova’.

Senza il carburante, che fornisce l’energia necessaria a bilanciare il collasso gravitazionale, tali stelle prima di tutto implodono. Successivamente il nucleo raggiunge una densità critica e molta della materia che sta collassando viene rimbalzata violentemente all’indietro nello spazio da potenti onde d’urto.

Le supernove possono offuscare un’intera galassia e spesso, in galassie vicine alla nostra, possono essere viste con semplici telescopi amatoriali. Questi oggetti dimezzano la loro luminosità tipicamente dopo dieci giorni, indipendentemente dalla lunghezza d’onda.

La luminosità ottica di SN 1979C è diminuita di un fattore 250, diventando a malapena visibile con un buon telescopio amatoriale. Tuttavia in X questa supernova rimane ancora l’oggetto più brillante nella sua galassia ospite M100, nella costellazione ‘Coma Berenice’.

Nel tentativo di ricostruire la storia della stella che ha dato origine a SN 1979C, il team del Goddard Space Flight Center ha trovato che questa stella, circa 18 volte più massiva del Sole, aveva prodotto un violento vento stellare. Il gas era stato lanciato nello spazio per milioni di anni, creando appunto gli anelli intorno alla stella.

I raggi X prodotti dopo l’esplosione, quando l’onda d’urto ha raggiunto il vento stellare, hanno scaldato il gas portandolo ad una temperatura di diversi milioni di gradi – alimentando per 16000 anni l’attività stellare.

“Possiamo usare la radiazione X proveniente dalla supernova SN 1979C come una macchina del tempo per studiare la vita di una stella morta molto prima che esplodesse” dice Immler.

Un'analisi così dettagliata è stata possibile semplicemente perché SN 1979C non è ancora scomparsa. Gli astronomi hanno in loro possesso un equivalente di 25 anni di dati osservativi in varie lunghezze d’onda, dalle onde radio, fino all’ottico, ultravioletto e X.

L’ipotesi più probabile, che spiegherebbe questa anomalia nella luminosità X, è che l’abbondante vento stellare abbia fornito materiale sufficiente a mantenere SN 1979C luminosa.

Il team ha inoltre prodotto una rara osservazione della radiazione ultravioletta proveniente dalla supernova usando XMM-Newton. L’immagine ultravioletta conferma ulteriormente ciò che l’analisi X aveva trovato: il gas intorno alla stella, che ricopre una regione 25 volte più grande del Sistema Solare – ha una densità elevata, 10 000 atomi per centimetro cubo, ossia 1000 volte più denso del vento solare.

Edited by AqR Demon - 15/11/2010, 20:17
 
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